Addio Giovinezza

 

Cenacolo Francescano - Lecco

Domenica 13 gennaio 2013 ore 15:30

Organizzato da Lecco Opera
in collaborazione con Cenacolo Francescano
Piazza Cappuccini, 3 - 23900 Lecco

 

GIUSEPPE PIETRI (1886 – 1946)
Addio Giovinezza

Scene goliardiche dalla commedia di
SANDRO CAMASIO e NINO OXILIA
versi di ALESSANDRO DE STEFANI
Prima rappresentazione
Livorno, Teatro Goldoni, febbraio 1915
Mario ANDREA BRAGIOTTO
Dorina TIZIANA SCACIGA DELLA SILVA
Elena DANIELA STIGLIANO
Mamma Rosa ANNA GIOVANELLI
Leone WALTER RUBBOLI
Il bidello DANIELE RUBBOLI
Teresa ANNA GIOVANELLI
Antonio DANIELE RUBBOLI
BALLETTO ARTE DANZA LECCO
Coreografie CRISTINA ROMANO
ORCHESTRA SINFONICA DI LECCO
Maestro concertatore e direttore
DEBORA MORI
Regia WALTER RUBBOLI
Direzione artistica DANIELE RUBBOLI

ORGANICO PER QUESTA RAPPRESENTAZIONE
VIOLINI:
Stefano Grossi
Ivan Zarrilli
Francesco Romeo
Barbara Testori
Chiara Ballabio
Elisa Biagi
VIOLONCELLO:
Gisella Romeo
CONTRABBASSO:
Giuseppe Nardone
FLAUTO:
Laura Biondo.
CLARINETTO:
Carlo Dell'Acqua
TROMBA:
Sabrina Sanvito
TROMBONE:
Luigi Bagnato
BATTERIA:
Walter Morelli

 

 

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Seguono immagini della serata Atto I:

Atto I --- Atto II






 

 
 
 

Atto I --- Atto II

Note: PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: tel. 0341- 372329

Per la vendita dei biglietti, la biglietteria del Cenacolo Francescano, sarà aperta, il mercoledì, il venerdì e il sabato dalle 15.00 alle 18.30, e prima dell'inizio dello spettacolo.
BIGLIETTI INGRESSO: Prima platea: € 22,00 - Galleria: € 18,00 - Seconda platea: € 15,00

ADDIO GIOVINEZZA! Nasce L’operetta all’italiana
Con Addio giovinezza!, andata in scena, al Teatro Goldoni di Livorno, nel febbraio del 1915, nasce ufficialmente il capitolo della “piccola lirica” italiana, che pur tardivo e periferico rispetto ai grandi capolavori mitteleuropei e francesi, portò alla ribalta più di un buon prodotto. Un genere che, lasciati oltralpe i lussuosi saloni e le nobili teste coronate, diviene più "verosimile". Si interressa della vita delle persone semplici, ricalcando quanto veniva rappresentato in quei tempi nell’opera “verista” ma con una venatura più leggera, e in definitiva, forse, più “vera” che, ai tragici drammatici finali dell’opera, contrappone epiloghi a volte lieti, a volte malinconici, caratteristici, in definitiva, della normalità quotidiana. Giuseppe Pietri, che il pubblico del Cenacolo Francescano ben conosce avendo già avuto modo di applaudire ed apprezzare l’altra sua operetta di successo, L’acqua cheta, si trovò per caso coinvolto nel mondo della “piccola lirica” proprio con Addio giovinezza! che il compositore aveva denominato “scene goliardiche” sulla falsariga della Bohème di Giacomo Puccini. Come nel capolavoro pucciniano, anche Addio giovinezza! vuol cantare gli anni della gioventù, della spensieratezza, degli amori semplici e appassionati. Lo spartito è un rigoglio di buona musica, non pretenziosa ma certamente ispirata. Il successo però non verrà dai teatri d’opera ma dalle compagnie di operetta che daranno la giusta collocazione a questo piccolo capolavoro portandolo con successo nei maggiori teatri. Con Addio giovinezza! Pietri ha ben compreso che, per andare incontro al pubblico, gli accenti tipicamente melodrammatici devono possedere il dono del “cantabile”. Egli inventa duetti “leggeri” prendendo spunto soprattutto dalle melodie popolari della sua Toscana. Tutto il tessuto musicale appare adeguato all'ambiente: solenne è la marcia d’introduzione degli studenti, più ritmati, quasi da Cafè Chantant altri momenti quali il terzetto del primo atto e il duetto del cioccolato. Tutto il resto è melodia. Ci si può trovare echi pucciniani o mascagniani o forse è soltanto musica “alla Pietri”, con pregevoli intuizioni in ogni brano, talvolta con doppio “refrain”, forse di impronta operistica. Un’opera, però, di carattere leggero: un’ operetta appunto.

ADDIO GIOVINEZZA! Dal palcoscenico allo schermo
La delicata commedia di Sandro Camasio e Nino Oxilia, rappresentazione della vita studentesca nella Torino fin de siecle, sin dal suo primo apparire nella sua versione in prosa il 27 marzo 1911, a Milano, riscosse un grande successo. Le goliardie universitarie, i primi amori, la spensieratezza degli anni verdi si suggellano con la fine del corso, che conclude anche la breve stagione della gioventù. Lo studente e la sartina, che s'erano amati, si lasciano con una commozione che coinvolge lo spettatore, portato a condividere con questi personaggi il rimpianto di una età perduta. Oltre all’operetta di Pietri ben quattro furono, nella prima metà del secolo scorso, le versioni cinematografiche di Addio giovinezza!. La prima del 1913 per opera di uno dei due autori, Sandro Camasio, divenuto nel frattempo regista all'Itala Film di Torino. Ne fu interprete Lydia Quaranta. Nel 1918 anche Nino Oxilia, avrebbe dovuto cimentarsi nel cinema e realizzarne una seconda versione ma, la sua morte avvenuta nel 1917 sul fronte nord-orientale, costrinse la produzione ad affidare la regia a Augusto Genina con protagonista Maria Jacobini, già compagna nella vita di Oxilia. Fu lo stesso Genina, nove anni dopo, a rifare il film, in una coproduzione italo-tedesca. In quella pellicola, Dorina fu interpretata da Carmen Boni. Nel 1940, infine, Ferdinando Maria Poggioli ne diresse una nuova versione riscuotendo un grandissimo successo grazie anche alla bella e brava Maria Denis, sensibilissima Dorina.

ADDIO GIOVINEZZA! Gli autori
SANDRO CAMASIO nacque a Isola della Scala nel 1886 e si trasferì giovanissimo a Torino. Giornalista, poeta, drammaturgo e regista, morì di meningite, a soli 27 anni, nel 1913.
NINO OXILIA nacque a Torino nel 1889. Fu drammaturgo, regista e poeta fra i più popolari della sua epoca. Morì, combattendo nella Prima Guerra Mondiale, sul fronte nord-orientale, a 28 anni, nel 1917. La loro breve vita è rispecchiata e riassunta da questa commedia che scrissero insieme, quasi per gioco, intorno al 1910 e che resta, a un secolo di distanza, uno dei documenti più importanti del teatro e della società dell’epoca.

ADDIO GIOVINEZZA! I personaggi
In Addio giovinezza le figure tipiche da operetta sono poche: MARIO (tenore) è un giovane intelligente, ma un poco immaturo e voglioso di nuove esperienze. Non si cura dei sentimenti di Norina, che pure ama, ma che non esita a sacrificare per una nuova avventura. DORINA (soprano) è invece sincera ed innamorata, una sorta di Mimì della Bohème, sicuramente con una migliore salute. ELENA (soprano) rappresenta la trasgressione, il sogno inconfessato di ogni giovane che, all'improvviso, si realizza; la sensibilità che gli deriva dalla maturità, induce Elena a rinunciare, dopo il colloquio con Dorina, al capriccio di un effimero amore. LEONE (buffo), che in questa edizione conosciamo sia nei panni di giovane studente che in quelli di un attempato bidello, è certamente la figura più simpatica. Con la sua bonomia e la disponibilità, sa rendersi utile agli amici e, lo scopriremo alla fine, sposerà Dorina, della quale era innamorato sin dal primo momento, anche quando la ragazza sembrava non aver occhi che per Mario.

ADDIO GIOVINEZZA! La trama
In un breve preambolo, a sipario chiuso, Leone, l’anziano bidello della prestigiosa Università di Medicina di Torino, ci parla, con qualche rimpianto, dei bei tempi andati, di quand’era studente proprio in quello stesso Istituto e, all’alba della vita, sognava di diventare medico, pur avendo una irriducibile avversione per il sangue. Leone ci racconta di quei momenti irripetibili: delle amicizie più durature, dei primi amori e della goliardia con le sue piccole trasgressioni. Uno squillo di tromba fa aprire il sipario. Siamo a Torino, Mario, uno studente della buona borghesia provinciale, frequenta la facoltà di Medicina, ha preso in affitto una camera e, tra casa università e scorribande con gli amici, trascorre gli anni felici della goliardia, mentre nasce il suo primo amore per Dorina, una giovane sartina, figlia della sua padrona di casa. I giovani vivono lietamente le loro prime tenere e ingenue esperienze d’amore. Leone un poco sprovveduto, ma di grande bontà d’animo, fa parte della allegra brigata; è innamorato di Dorina ma non lo confesserebbe nemmeno a se stesso. È la vittima privilegiata delle burle dei compagni, che ricambia con grande generosità e disponibilità. Un pomeriggio, inaspettatamente, con una banale scusa, si introduce nella stanza di Mario, Elena una misteriosa elegante signora velata, che il giovane aveva già fuggevolmente incrociato sulle scale. Mario, lusingato, corteggia galantemente la donna, sensuale e misteriosa, offrendole i fiori con i quali Dorina, poco prima, gli aveva amorevolmente adornato la cameretta. La signora invita lo studente, per quella stessa sera, nel suo palco al Teatro Carignano.
Torna Dorina, che, con intuito femminile, subito si accorge del turbamento del suo innamorato il quale si sta segretamente preparando all'incontro galante e approfitta della generosità dell'amico Leone per farsi prestare lo smoking e anche un poco di danaro. Il giorno dopo Mario ha un appuntamento con Elena e addobba vistosamente di fiori la sua camera. Entra Dorina, alla quale lo studente vorrebbe far credere di aver prestato la stanza a Leone per un incontro amoroso. Giungono alcuni studenti, che gli ricordano un impegno precedentemente preso e lo accompagnano all'Università. Intanto, l’atteggiamento impacciato di Leone, fa intuire a Dorina che non lui ma proprio Mario doveva incontrarsi con una donna. In assenza di Mario, Dorina decide di affrontare la rivale e gli confessa il suo amore per il giovane studente. Elena promette a Dorina che non lo rivedrà più. Mario, al ritorno, non prende bene la cosa. Infuriato non vuole più saperne di Dorina. Decide addirittura di abbandonare la camera e di trasferirsi in un’altra abitazione. Sono trascorsi due mesi. Gli amici, ad eccezione di Leone, che non ha completato gli studi, si sono laureati e si apprestano a lasciare Torino per tornare alle loro case in provincia. Ricordano con piacere, misto a malinconia gli anni spensierati trascorsi e guardano con entusiasmo al loro avvenire. Giunge Dorina. Vuole donare a Mario un portafoglio da lei stessa confezionato; un ricordo del loro ingenuo amore. Intanto sono arrivati i genitori di Mario. Sono entusiasti e orgogliosi del loro figliolo e intendono tornare al paese con il nuovo “dottore”. Con un ultimo, commosso abbraccio, Dorina e Mario dicono addio al loro amore e alla giovinezza. Mario come desiderano i suoi genitori, sarà lo stimato medico del paese natio. E Dorina? Che fine avrà fatto la piccola dolce sartina? Ce lo rivelerà, con orgoglio, Leone alla fine della storia: Dorina l’ho sposata io!

ANNA GIOVANELLI (comica caratterista) MAMMA ROSA/TERESA Attrice caratterista di grande comunicativa, primadonna della Compagnia dei Cincent di Milano, fa parte da sempre anche della Compagnia di Operette del Laboratorio Lirico Europeo. Più volte sul palcoscenico del Cenacolo Francescano, in personaggi spassosi quali Principessa Anilde nella Pincipessa della Czarda, Pomerania nel Paese dei campanelli, zia Grazia in Scugnizza, Claretta ne Il Cavallino bianco, Carlotta ne La danza delle libellule. È apprezzata la sua rara capacità di infondere umana simpatia ai personaggi, spesso stereotipati, delle operette.

ARTE DANZA LECCO Nel 1990, dopo un’intensa e proficua collaborazione con l’accademia di Luciana Novaro, Cristina Romano fonda a Lecco una propria scuola di danza classica, moderna e contemporanea. Nella sezione danza classica, a partire dai cinque anni, le allieve apprendono il metodo di studio della Royal Academy of Dance di Londra e sostengono alla fine di ciascun anno accademico specifici esami, in cui le esaminatrici ne valutano le capacità tecniche e artistiche rilasciando un diploma riconosciuto a livello internazionale. Le allieve di tutti i livelli si esibiscono ogni anno nel saggio che si tiene a giugno presso il Cenacolo Francescano. Le allieve dei corsi professionali sono inserite nella compagnia del Laboratorio Lirico Europeo e si esibiscono negli spettacoli di Lecco Lirica al Cenacolo Francescano e in importanti teatri lombardi in produzioni di opere e operette. Partecipano altresì a concorsi sia a livello individuale che di gruppo; in questo modo hanno l’opportunità di esibirsi e di fare esperienza di palcoscenico prima di affrontare il mondo professionale.

CRISTINA ROMANO (Coreografa) La lecchese Cristina Romano, ballerina e coreografa, ha studiato a Milano presso la prestigiosa Accademia di Luciana Novaro. Si è poi perfezionata in Francia al Paris Center di Parigi e al Cannes-Rosella Hightower di Cannes e in America a New York al The Alvin Ailey American Dance Center, al Luigi Dance Center e al Steps Dance Center dove ha vinto una borsa di studio. Ha inoltre conseguito brillantemente un diploma alla Royal Accademy of Dance di Londra. Per otto anni, ha insegnato all’Accademia di danza di Luciana Novaro. Dal 1990, dirige la Scuola di Danza Arte Danza Lecco. Col il balletto Arte Danza Lecco, Cristina Romano ha collaborato all’allestimento di opere liriche e operette, con l’Orchestra Virgilio Ranzato di Como e con il Laboratorio Lirico Europeo di Milano al Teatro Rosetum di Milano ed in varie città della Lombardia, con grande apprezzamento sia da parte del pubblico che della critica. Ha firmato tutte le coreografie delle stagioni liriche del Cenacolo Francescano

DEBORA MORI (Pianista e direttore d’orchestra) Nata a Milano nel 1973, proviene da una famiglia di artisti lirici: il padre è il famoso baritono cremasco Orazio Mori, mentre la mamma ha cantato nel Coro dell'Arena di Verona. Diplomata in pianoforte nel 1995, ha seguito corsi di letteratura pianistica con Piero Rattalino e di Organo, clavicembalo, didattica pianistica, lettura della partitura e direzione d'orchestra con Corrado De Sessa all'Accademia Filarmonica di Bologna. Svolge intensa attività come accompagnatrice di cantanti lirici in concerti, selezioni d'opera e preparazione spartiti. Ha lavorato, in Italia e all'estero, come Maestro Collaboratore in molti teatri e festival lirici (Teatro Coccia di Novara, Arena di Avenches, Teatro di Barga, Neuchatel). Si è esibita con il quartetto Tactus Ensemble, eseguendo musiche di Faurè, Brahms, Schubert, Beethoven, Mozart, Mahler. Grande esperta della "piccola lirica", collabora con il Cenacolo Francescano quale preparatrice dei cantanti e responsabile musicale degli spettacoli di operetta, sin dalla prima stagione di Lecco Lirica.

Associazione culturale “Il Cenacolo Francescano”
Piazza Cappuccini, 3 - 23900 Lecco – tel. / Fax 0341/372329
Web: www.cenacolofrancescano.com
E-Mail: info@cenacolofrancescano.com 
Stampato in proprio - a cura di Angelo Cesana
Il Cenacolo Francescano, ringrazia:
ORCHESTRA SINFONICA DI LECCO
CORO LIRICO SIMON MAYR - BERGAMO
SCUOLA DI BALLO “ARTE DANZA LECCO”
LABORATORIO LIRICO EUROPEO – MILANO

Amici di Lecco Lirica

 
 


 
 

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